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In rete ho trovato questa gif animata che mi ricorda quanti errori facciamo come imprenditori durante una giornata lavorativa. Si tratta di cose di cui spesso non ci accorgiamo e che, volenti o nolenti, ci fanno perdere in un bicchier d’acqua.

L’imprenditore non è certo un bambino ma pochi ammettono di fare errori, tutti sentono di essere bloccati da qualche parte, chi lo ammette è più avanti degli altri nel dominare persino il più pericoloso mare in tempesta.

In altre parole non voglio dire che spesso l’imprenditore non sa cosa sta facendo, nonostante per qualcuno è molto probabile sia vero. Il mio intento è tutt’altro.

Quindi iniziamo con un esempio:

Tutti sappiamo nuotare ma ti ricordi quando volevi imparare a farlo?

E se nuotare e fare impresa fossero simili?

In fondo non si nasce sapendo nuotare così come non si nasce imprenditori.

Esistono tanti tipi di successo: quello di lungo termine fatto di libertà dal lavoro e di libertà finanziaria, oppure il successo fatto di avidità sfrenata e solitudine estrema, alla “Gollum” per intenderci, il famoso personaggio della saga de “Il Signore degli Anelli”. Insomma ognuno ha la sua idea di successo.

Qualunque obiettivo però è sempre il frutto di tante giornate senza errori, una dopo l’altra. E non perché gli errori non si facciano sempre e comunque ma perché da essi si è imparato e non li si ripete più.

Questo articolo parla di uno di questi errori: la paralisi, spesso causata anche da certa formazione e che ti fa annaspare anziché nuotare al meglio.

Perché limitarsi a leggere libri sul nuoto?

Quali sono i risultati attribuibili direttamente – ma anche indirettamente – alle decine di migliaia di euro di formazione che hai speso quest’anno?

Quali invece i costi del non far nulla causato dalla paralisi da analisi?

Quante azioni hai rimandato perché ritenevi doveroso “capirne di più prima” oppure, peggio, perché hai pensato “non lo capisco, allora non lo faccio!”?

È vero che molti imprenditori hanno il problema di studiare poco.

Tuttavia è altrettanto vero che, chi spende decine di migliaia di euro in formazione non si chiede se può spendere in formazione perché ha avuto successo oppure se ha successo perché ha speso tanto in corsi.

Insomma, ti sei mai chiesto se stai scambiando le cause con l’effetto?

Questi due atteggiamenti sono due facce della stessa medaglia: fare troppo senza riflettere o fare poco perché rifletti troppo.

Cosa e chi NON è un co pilota

Una delle cose che trovo poco utile dei corsi di formazione è che non creano abitudine all’analisi.

In altre parole non aiutano ad esercitare correttamente il dubbio ed il pensiero laterale.

Non mi riferisco solo ai formatori che vogliono importi le loro idee chiedendoti di fidarti ciecamente di loro.

Immagina di dover imparare a nuotare:

  • leggi dei libri
  •  ti fidi persino di quanto ti viene detto – immagina se fosse Michael Phelps a dirtelo

pensi di riuscirci? Pensi che basti?

Ti faccio un altro esempio pratico.

Quante delle migliori campagne della storia di impresa, o quanti dei migliori piani marketing sono stati fatti da un imprenditore solo al comando?

Pensi veramente che le pubblicità più efficaci le abbia scritte l’imprenditore?

Oppure che le campagne più performanti le abbia realizzate l’imprenditore da solo?

Riguarda la GIF animata sopra

Pensi che se la sorellina si fosse limitata a spiegare che l’acqua era bassa avrebbe aiutato il fratellino? Il bambino avrebbe continuato a pensare “certo facile parlare per te che sei alta” oppure “in questo punto preciso l’acqua è più alta” oppure “se è così allora perché non mi aiuti a farlo?”

Parliamoci chiaro, senza un co-pilota, neanche il comandante più bravo riesce a far arrivare a destinazione il trabiccolo. (A proposito ti sei mai chiesto perché esiste la figura del co pilota? Secondo te i piloti sono tutti inesperti da averne bisogno? L’unico a non avere bisogno di aiuto sei tu?)

Senza qualcuno che lo aiuti operativamente, nessuno impara a nuotare.

Per questo il marketing che funziona non è mai né delega totale né completamente fatto in casa.

E non parlo neanche della classica coaching (o affiancamento).

Posso parlare con cognizione di questo aspetto perché un nostro cliente si occupa di coaching adottando un metodo che è invece molto efficace.

Un coach che si propone, senza una struttura operativa dietro, è solo un formatore con pochi clienti.

E se ci fosse un modo per smetterla di fare buchi nell’acqua?

Esiste un’alternativa pratica e complementare ai corsi di formazione?

La risposta è si, si tratta di qualcosa che ti richiede tempo, non ti delude e non ti lascia con la domanda “e adesso?” un volta terminato, cosa che spesso accade dopo un corso.

Intanto voglio sgombrare il campo subito dalla confusione.

L’idea che stai per leggere:

  • Non è delegare le tue campagne, sopratutto sul web, ad un’agenzia esterna aspettando solo i risultati.
  • Non è neanche un folto reparto interno di marketing. Quali figure? Quanto senior? Con quali prospettive di crescita? Quanto mi costa se sono bravi e se ne andranno? Quanto mi costa se sono scarsi e restano?
  • Non è affidarti all’agenzia di comunicazione, con azioni spot che sono solo l’ultima moda del momento anziché creare una struttura che porti costantemente e stabilmente all’obiettivo.
  • Non è affidarsi esclusivamente a professionisti complementari come uffici stampa, software house perché svolgono altre funzioni di supporto al marketing.
  • Infine, soprattutto, non è demoralizzarsi mentre i tuoi competitor riescono ad ottenere quello che tu non riesci, dimostrando che una soluzione esiste e che è li fuori ad aspettarti.

L’idea dietro Brand Diretto sta tutta qui ed è particolarmente adatta per chi non crede ad un successo sfrenato ma ad un successo in cui sente di avere il controllo della situazione.

L’imprenditore ha bisogno di un supporto operativo e consulenziale con un metodo testato d’agenzia – perché una persona, da sola, non può avere le competenze specialistiche che servono.

I nostri sforzi quotidiani sono tutti volti a far crescere questa categoria d’approccio che chiamiamo “web marketing operativo”:

  • niente percorsi di formazione ma apprendimento sul campo con i dati alla mano.
  • niente coach e motivazione: si opera, insieme.
  • Niente verticalità eccessive: Lavorare con molti settori permette alla tua azienda di innovare integrando sul tuo modello di business e marketing ciò che ha funzionato in altri settori, differenziandosi da tutti i competitor diretti. In un settore specifico la competizione diretta tende a fare tutto uguale e questo porta, molto prima di quanto immagini, alla guerra di prezzo.
  • Niente percorsi spot, l’idea è que lla di lavorare su un sistema con una visione di lungo termine sul tuo marketing. Ci vuole pazienza e visione e noi ti aiutiamo a trovarla con un piano ad hoc. Non crediamo alle bacchette magiche.

Cosa puoi fare adesso per “nuotare” sereno vincendo le tue paure!

Come puoi immaginare, un piano che rispetti tali criteri non è per tutti.

In effetti molti lo rigettano. Strillare come il bambino in foto è molto più facile e comodo.

Poi in Brand Diretto siamo molto selettivi con i clienti. Non si tratta di usare trucchetti di scarsità o renderci esclusivi per partito preso ma solamente di voler fare un buon lavoro o, spesso, soprattutto quando siamo particolarmente impegnati, non creare false aspettative al potenziale cliente dicendo subito che non possiamo aiutarlo.

Per esempio, al momento non prendiamo nuovi clienti perché stiamo dedicando tutte le nostre energie a far ottenere i risultati agli ultimi clienti selezionati e che ci hanno scelto.

Per questo oggi vogliamo presentarti la nostra nuova newsletter “Check Up”, uno strumento attraverso il quale restare in contatto intimamente.

È molto comodo rispondere alle e mail ed in genere preferiamo farlo personalmente.

Con le email è più facile scrivere e rispondere in maniera lucida, lontano dall’emotività eccessiva delle chat.

In “Check Up”

  • Analizziamo studi scientifici dati alla mano documentando sempre le fonti, l’unica autorità a cui dovrai credere sono i dati e non il guru del momento.

I dati possono essere analizzati e portare a conclusioni diverse. Ci vuole quindi una procedura di analisi basata su un humus condiviso. Il nostro è quello evoluzionistico adattivo. Ti parleremo di questo.

  • Originalità. Come team quest’anno abbiamo letto qualcosa come 100 libri, e l’anno non si è ancora concluso. L’idea è quella di raccogliere quante più esperienze possibile, parafrasarle e renderle intelligibili.
  • Molto molto altro che non vogliamo anticiparti ulteriormente.

Iscriversi ora a Check Up, la newsletter targata Brand Diretto, è semplice e gratuito.

Come bonus, se inviti adesso un amico, in regalo un numero a sorpresa di Operativo per te e lui.

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